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Dott. (?) Quirici
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Date Posted: 05:56:56 08/09/01 Thu
FAQ: che cos'è il protocollo di Kyoto,
e perché tutti lo criticano
19 luglio 2001
di Silvia Giralucci, CNNitalia
Che cos'è e che cosa prevede il protocollo di Kyoto?
Tutti i Paesi dovranno ridurre le emissioni?
Che cos'è l'effetto serra e da quali gas è provocato?
L'obiettivo fissato dal protocollo di Kyoto è ambizioso?
Esiste un collegamento certo tra i gas 'serra' e l'aumento della temperatura terrestre?
Quali potrebbero essere le conseguenze dell'effetto serra sulla Terra?
Che cosa è necessario perché il protocollo di Kyoto diventi un impegno vincolante?
Quali sono i principali motivi di disaccordo?
Sono previste sanzioni?
Che cos'è e che cosa prevede il protocollo di Kyoto?
Firmato nel dicembre del 1997, il protocollo di Kyoto indica gli obiettivi internazionali per la riduzione di sei gas cosiddetti ad effetto serra, ritenuti responsabili del riscaldamento globale del pianeta che potrebbe portare a gravissime modifiche del clima. L'obiettivo fissato è una riduzione media del 5,2 per cento dei livelli di emissione del 1990, nel periodo 2008- 2012. Per alcuni Paesi è prevista una riduzione maggiore (8 per cento l'Unione europea, 7 per cento gli Stati Uniti, 6 per cento il Giappone). Per altri Paesi, considerati in via di sviluppo, sono stati fissati obiettivi minori. Per la Russia e l'Ucraina, ad esempio, l'obiettivo da raggiungere è la stabilizzazione sui livelli del 1990.
Tutti i Paesi dovranno ridurre le emissioni?
No, solo per 39 Paesi - quelli relativamente più sviluppati - sono stati fissati obiettivi da raggiungere nel quinqueenio 2008-2012. Per altri Paesi è prevista una riduzione maggiore (8 per cento l'Unione europea, 7 per cento gli Stati Uniti, 6 per cento il Giappone). Per altri Paesi, sono stati fissati obiettivi minori. Per la Russia e l'Ucraina, ad esempio, l'obiettivo da raggiungere è la stabilizzazione sui livelli del 1990. L'Australia è riuscita a negoziare un incremento dell'8 per cento.
Inizio
Che cos'è l'effetto serra e da quali gas è provocato?
L'effetto serra è un fenomeno naturale che assicura il riscaldamento della terra grazie a gas naturalmente presenti nell'atmosfera come l'anidride carbonica, l'ozono, il perossido di azoto, vapore acqueo e metano. Senza l'effetto serra, la temperatura terrestre potrebbe avere una media inferiore anche di 30 gradi centigradi rispetto a quella attuale. Con la rivoluzione industriale, e con l'uso massiccio di combustibili fossili, la presenza di questi gas capaci di trattenere il calore è però molto aumentata nell'atmosfera causando un anomalo riscaldamento.
Il protocollo di Kyoto regolamenta le emissioni di anidride carbonica, metano, protossido di azoto, perfluorocarburo, idrofluorocarburo e esafloruro di zolfo.
Inizio
L'obiettivo fissato dal protocollo di Kyoto è ambizioso?
Secondo un recente studio dell'Ipcc, il gruppo di studio intergovernativo sui cambiamenti climatici che riunisce i maggiori esperti mondiale, perdurando la situazione attuale un raddoppio delle concentrazioni di anidride carbonica porterà a un aumento della temperature globale quantificabile tra 1,4 e 5,8 gradi centigradi entro il prossimo secolo.
Secondo il comitato ci sono prove "chiare" dell'influenza umana sul clima ed è probabile che i gas 'a effetto serra' immessi dall'uomo nell'atmosfera "abbiano già sostanzialmente contribuito al riscaldamento osservato negli ultimi 50 anni".
Per invertire la rotta, sarebbe necessario un drastico taglio di almeno il 60 per cento delle emissioni di gas ' a effetto serra'. L'obiettivo fissato da Kyoto è oltre dieci volte inferiore.
Inizio
Esiste un collegamento certo tra i gas 'serra' e l'aumento della temperatura terrestre?
A questo proposito ci sono opinioni discordanti. La maggior parte degli scienziati e degli ambientalisti sostiene che questo legame c'è e cita le cifre che mostrano la correlazione tra l'aumento delle emissioni di questi gas e l'aumento della temperatura media della Terra. Dal 1860 - all'inizio della rivoluzione industriale - a oggi, la temperatura della Terra si è alzata tra 0,3 e 0,6 gradi centigradi. Da quando sono iniziate le misurazioni, gli anni Novanta sono stati nel complesso il decennio più caldo, e il 1998 è stato l'anno più caldo mai registrato in assoluto. Le lobby interessate al settore dei Paesi industrializzati sostengono invece che questo legame non è dimostrato e sottolineano il fatto che il processo di riscaldamento non è stato uguale ovunque e che ci sono zone in cui quest'aumento non c'è stato o non è stato significativo.
Inizio
Quali potrebbero essere le conseguenze dell'effetto serra sulla Terra?
Molti modelli climatici indicano che già ora il riscaldamento del pianeta provoca in diverse aree un aumento nella frequenza e nella durata di eventi estremi come piogge, alluvioni e siccità. Nell'ultimo secolo il livello del mare è cresciuto globalmente di 10-25 centimetri, probabilmente proprio a causa dell'aumento della temperatura terrestre che ha provocato lo scioglimento dei ghiacci polari.
Un aggravamento del fenomeno porterebbe un ulteriore scioglimento dei ghiacci (con conseguente aumento del livello dei mari), un aumento delle precipitazioni nell'emisfero Nord e una crescita della siccità in quello Sud, e in generale a un'estremizzazione degli eventi meteorologici.
Per l'Italia il rischio maggiore è quello dell'innalzamento del livello del mare, che potrebbe far scomparire molte delle zone costiere più belle del Paese.
Inizio
Che cosa è necessario perché il protocollo di Kyoto diventi un impegno vincolante?
Perché il protocollo di Kyoto entri in vigore è necessario che sia ratificato almeno dal 55 per cento dei Paesi che l'hanno sottoscritto (sono 84, in tutto). Questi Paesi però devono avere un 'peso' inquinante pari ad almeno il 55 per cento delle emissioni del 1990. L'impegno a ridurre le emissioni deve cioè essere preso da "grandi inquinatori" per divenire vincolante per tutti. Se lo sottoscrivono tanti Paesi piccoli e poco inquinatori, questo non è sufficiente.
All'inizio di aprile 2001 la convenzione di Kyoto era stata ratificata soltanto da 33 Paesi, tutti in via di sviluppo: Antigua e Barbuda, Azerbaijan, Bahamas, Barbados, Bolivia, Cipro, Ecuador, El Salvador, Guinea equatoriale, Fiji, Georgia, Giamaica, Guatemala, Guinea, Honduras, Kiribati, Lesotho, Maldive, Messico, Micronesia, Mongolia, Nicaragua, Niue, Palau, Panama, Paraguay, Romania, Samoa, Trinidad e Tobago, Turkmenistan, Tuvalu, Uruguay e Uzbekistan. Alcuni di questi hanno ratificato il protocollo anche se nel 1990 non lo avevano firmato.
Tra i Paesi che hanno ratificato l'accordo, vi sono diverse isole che con l'innalzamento del livello degli oceani provocato dal riscaldamento globale rischiano di scomparire, mentre non ha ratificato la convenzione nessuno dei grandi Paesi industrializzati che potrebbero portare al raggiungimento del quorum del 55 per cento necessario per l'entrata in vigore del trattato. Se, come annunciato dal presidente George W. Bush, gli Stati Uniti - che da soli rappresentano il 36,1 per cento delle emissioni di anidride carbonica - non ratificheranno l'accordo, sarà quindi difficile raggiungere il quorum previsto per l'entrata in vigore del trattato. Tra gli altri "grandi inquinatori" ci sono l'Unione europea il 24,2 per cento delle emissioni e la Russia il 17,4 per cento e il Giappone con l'8,5 per cento. Il trattato sarà vincolante solo per i Paesi che lo ratificheranno.
Inizio
Quali sono i principali motivi di disaccordo?
Fissati gli obiettivi, i Paesi che hanno firmato il protocollo di Kyoto non sono riusciti a trovare un accordo su come calcolare questi "tagli" alle emissioni. Una serie di sono falliti a causa della divisione tra l'Unione europea, che intende la riduzione come una 'riconversione' degli impianti che producono le emissioni inquinanti, e un gruppo di Paesi detto 'Umbrella group' (Stati Uniti, Canada, Giappone, Australia e Nuova Zelanda) che, per ridurre l'impatto del protocollo di Kyoto sulle loro economie, hanno cercato di far passare l'idea che nel computo della riduzione delle emissioni potessero entrare i cosiddetti "meccanismi di flessibilità".
Il principale di questi meccanismi è il commercio delle quote di emissione. Il protocollo di Kyoto prevede che i Paesi che riducono le proprie emissioni ancor più di quanto fissato negli obiettivi possano vendere le 'quote' eccedenti ad altri Paesi. Il caso tipico è quello della Russia, che a causa della recessione economica ha naturalmente e senza sforzo ridotto le proprie emissioni di gas a effetto serra e che ora può vendere a altri Stati l'inquinamento 'risparmiato'. I Paesi dell'"Umbrella group" si sono battuti a favore di questo sistema, considerato un ottimo modo per ottimizzare il rapporto costi-efficacia. L'Unione europea non si è opposta in via di principio all'utilizzo di questo 'commercio', ma si è sempre battuta perché questo fosse complementare e non sostitutivo degli sforzi "in casa", chiedendo di fissare un tetto per le emissioni commerciabili. Gli Usa di rimando hanno insistito sul fatto che con la chiusura degli impianti industriali altamente inquinanti dell'ex Germania dell'Est l'Europa ha già avuto 'senza sforzo' la propria parte di quote di emissioni.
Altro tema che è stato al centro di grandi discussioni tra l'Unione europea e i Paesi dell'"Umbrella Group" sono cosiddetti "sink" ('pozzi' in grado di assorbire i gas a effetto serra): il protocollo di Kyoto prevede che attraverso forestazione, riforestazione, uso e cambi d'uso del suolo, i Paesi possano ricevere dei 'crediti' da aggiungere alla propria quota di emissioni. La crescita di nuove piante viene considerata una 'compensazione' perché queste, attraverso la fotosintesi, sono in grado di assorbire l'anidride carbonica, che è uno dei gas maggiormente responsabili dell'effetto serra.
Per molti Paesi industrializzati far crescere nuove foreste, magari non sul proprio territorio ma in nazioni in via di sviluppo, potrebbe essere più semplice che ridurre le emissioni industriali. Il punto è che è davvero difficile stabilire quanta anidride carbonica possa assorbire un dato albero o una data foresta: e qui iniziano le discussioni. I Paesi dell'"Umbrella group" si sono battuti affinché fosse possibile controbilanciare le emissioni piantando boschi e gestendo meglio il territorio. Al contrario, i ministri dell'Ambiente dell'Unione europea hanno avversato questo sistema sostenendo che fosse un modo per sottrarsi agli obblighi di riduzione delle emissioni.
Inizio
Sono previste sanzioni?
La questione delle sanzioni per i Paesi che non avessero raggiunto gli obiettivi previsti da Kyoto è un altro dei motivi di disaccordo. Gli Stati Uniti si sono sempre strenuamente opposti a sanzioni legali o a multe, preferendo far passare la posizione di un "autocontrollo".
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Con il contributo di ANSA
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