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Subject: Lezioni di Civiltà


Author:
Dott. (?) Quirici
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Date Posted: 05:24:06 08/27/01 Mon

Ben tornati!
La tanto vituperata nostra Italia riesce ancora a dare lezioni di civiltà al mondo intero.
Ecco le due notizie..... a voi i commenti:

ESTERI
La loro barca stava affondando, salvati dopo l'Sos
Profughi in oceano, nessuno li vuole
Asiatici raccolti da una nave norvegese. Ma l'Australia li rifiuta e fa saltare un'imbarcazione lasciata dai boat people
SYDNEY - Dramma nell'oceano Indiano per 434 profughi asiatici, in gran parte afgani e dello Sri Lanka, rimpallati da tre Stati: Indonesia, Australia e Norvegia.

IL MESSAGGIO DI SOS - Domenica la nave norvegese «Tampa» ha risposto a un Sos lanciato dal traghetto indonesiano «KM Palapa 1» con a bordo i profughi che stava affondando in acque internazionali. Li ha accolti a bordo e il capitano ha deciso, di portarli come da loro richiesto all'isola del Natale (Christmas Island), di proprietà australiana ma a circa 350 chilometri a sud delle coste di Giava. Il governo australiano, però, ha negato il permesso di sbarco affermando che, in base alle leggi marittime internazionali, è un problema che riguarda la Norvegia e l'Indonesia. Inoltre ha lasciato intendere che almeno cinque profughi entrati sul ponte di comando hanno in pratica costretto la nave norvegese a dirigersi verso l'isola Christmas, quasi prendendone possesso e dirottandola.

Il problema è divenuto subito politico . Infatti è intervenuto il primo ministro australiano John Howard, che ha ribadito la decisione. Wahid Supriyadi, portavoce del ministero degli Esteri indonesiano, ha risposto che il suo Paese non consentirà alla nave norvegese di entrare nelle acque territoriali dell'Indonesia dicendo che «se le autorità australiane rifiutano di accogliere i profughi perché senza documenti, non vediamo la ragione per cui dovremmo farlo noi».

LA NORVEGIA: «ASSUMETEVI LE RESPONSABILITÀ» - Supriyadi ha aggiunto di non credere che il traghetto sia partito da un porto indonesiano perché «di solito i profughi usano battelli più piccoli». A questo punto anche la Norvegia ha fatto sentire la propria opinione. Karsten Klepsvik, portavoce del ministero degli Esteri di Oslo, ha sollecitato Australia e Indonesia «a prendersi le proprie responsabilità, perché la Norvegia in questo caso non ha obblighi di asilo . A bordo ci sono malati, bambini e donne incinte», ha detto Klepsiv. «Le nazioni vicine non possono far finta di niente», aggiugendo però di essere sicuro che prima o poi la situazione verrà risolta.

AUSTRALIANI IRREMOVIBILI - Gli australiani però sono irremovibili. Hanno assicurato medicine, cibo, acqua, assistenza medica ai profughi e aiuti finanziari all'Indonesia se se li riprende indietro, ma in quanto a sbarcare non se ne parla. Arne Rinnan, capitano della «Tampa», raggiunto da una radio di Perth, si è detto preoccupato per lo stato di salute di due profughi e ha confermato che alcuni profughi hanno minacciato di gettarsi in mare se non avesse fatto rotta verso l'isola australiana. Attualmente la nave si trova a 12 miglia (circa 20 km) al largo di Christmas Island. La notizia che un'altra nave indonesiana con a bordo 500 profughi stia arrivando sull'isola, non ha trovato conferma. Altri navi per un totale di 1.500 persone, in gran parte da Afganistan, Iran e Iraq, sono arrivate negli ultimi dodici giorni.

CAMPI DI DETENZIONE NEL DESERTO - Christmas è un'isola è piccola e con poche risorse, il governo australiano ha dovuto pagare il trasferimento aereo sul continente e metterli nel campo di detenzione di Woomera in attesa di esaminare le domande di asilo, per le quali occorrono diversi mesi e taluni casi anni. Al centro di detenzione di Curtin, 43 profughi sono in sciopero della fame da 18 giorni e alcuni si sono cuciti le labbra con ago e filo per protesta. In altri campi (in Australia sono in tutto nove, molti in pieno deserto) sono scoppiate rivolte e non sono rari i casi di automutilazione tra i 2.500 profughi tutt'oggi detenuti. Intanto l'Australia domenica ha portato al largo e fatto esplodere un'altra nave indonesiana che era arrivata all'isola Christmas con a bordo 360 profughi.

27 agosto 2001



CRONACHE
Sono pakistani, afgani e curdi, quasi tutti in buoni condizioni
Calabria: sbarcano 354 immigrati clandestini
Arrestati undici marinai del peschereccio alla deriva, forse stesso equipaggio che speronò motovedetta Gdf in giugno
CROTONE - Sono sbarcati nella notte e sono stati trasferiti nel centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto i 354 immigrati clandestini giunti in Calabria a bordo di un peschereccio abbandonato alla deriva nel tardo pomeriggio di domenica al largo di Roccella Jonica.

Gli undici componenti dell'equipaggio che hanno guidato la nave, salpata una settimana fa circa da Istanbul con scalo mercoledì scorso a Smirne, sono stati inseguiti e bloccati dalla Guardia di finanza mentre, a bordo di un'altra imbarcazione, tentavano di allontanarsi dalla costa calabrese.

CI SONO 42 BAMBINI - Il gruppo di immigrati giunto in Calabria è composto da pakistani, afgani e curdi, in tutto 277 uomini, 35 donne e 42 bambini. Sembra che i pakistani abbiano pagato circa 2.500 dollari, afghani e curdi 5 mila (più di 10 milioni di lire). Gli uomini della GdF e delle capitanerie di porto di Crotone a Reggio Calabria hanno dapprima messo in salvo i clandestini, prendendo posto sul peschereccio e conducendolo fino al porto di Crotone.

Le condizioni degli immigrati sono state definite discrete. Soltanto 26 sono stati portati all'ospedale di Crotone per accertamenti. Alcuni di loro presentavano fratture che si erano procurate comunque prima di salire a bordo del peschereccio mentre altri avevano la scabbia. Dello stesso gruppo, inoltre, facevano parte due donne incinte. Per nessuno comunque, si è reso necessario il ricovero.

Gli undici marinai bloccati potrebbero essere i componenti dell'equipaggio della nave che il 24 giugno scorso speronò una motovedetta delle Fiamme gialle. È l'ipotesi che sta emergendo da alcuni accertamenti che sta svolgendo la Guardia di finanza. L'imbarcazione che tentò di speronare la motovedetta fu inseguita a lungo fino al limite territoriale delle acque greche.

27 agosto 2001
Fonte: Corriere della Sera

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