Author:
Dott. (?) Quirici
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Date Posted: 05:41:45 08/27/01 Mon
WASHINGTON - La verità dimezzata. Due operazioni condotte ...
WASHINGTON - La verità dimezzata. Due operazioni condotte dai servizi segreti americani e da ufficiali fedeli ai Savoia tra il ’43 e il ’45 finora sono state presentate dagli storici come missioni per mantenere il Trentino Alto Adige sotto controllo italiano e impedirne l’annessione al Reich. Invece i documenti appena desecretati dalla Cia e consultati dal Corriere mostrano che quelle due azioni facevano parte di un piano nazionale, organizzato dai servizi segreti americani per prendere il controllo della Resistenza e creare un governo ombra anticomunista nel Nord occupato dai tedeschi. Nei disegni di Washington il Caiaa, Comitato apolitico italo-anglo-americano, doveva pilotare la transizione del Paese dal fascismo alla democrazia. Per un periodo gli Usa pensarono di fare di questa struttura l’unico referente, poi nell’autunno del ’44 si rassegnarono a riconoscere il Comitato di liberazione nazionale. E a quel punto - emerge sempre dai nuovi documenti - decisero di cominciare a finanziare il Cln: forse i primi fondi neri della storia italiana.
LO STRATEGA - Il protagonista di queste operazioni è un giovane ufficiale di complemento dell’esercito italiano, sposato e padre di tre figli, Christoph von Hartungen, discendente da una nobile famiglia austriaca. Distaccato dal governo Badoglio presso lo spionaggio Usa dal primo dicembre del ’43 al 15 maggio del ’45, von Hartungen, uomo di grande cultura e soldato coraggioso, trascorse nove mesi in territorio tedesco per l’«operazione Fink», dal nome della marca di ricetrasmittenti. Vi rimase dal gennaio al settembre del ’44, infiltrando i vertici fascisti, creando cellule partigiane e trasmettendo informazioni vitali agli alleati. Il «capitano Sandro» tornò il 5 aprile del ’45 nella zona occupata per preparare l’assalto finale. Ma i diari autografi di Hartungen - custoditi finora dall’Oss, l’ Office of strategic studies che poi si trasformò nella Cia - illustrano anche la sua attività per la creazione di un organismo «tecnico», il «Comitato apolitico italo-anglo-americano», allo scopo di garantire la stabilità del Paese e la democrazia dopo la liberazione. Il Caiaa copriva l’intera Italia settentrionale, da Bologna in su, divisa in 10 zone; aveva un Comitato centrale di 5 membri, con quartiere generale a Milano; dirigeva numerose unità partigiane ed era in contatto con altri gruppi della Resistenza. «E’ un’organizzazione segreta - precisa Von Hartungen nei suoi diari - che può aiutare i patrioti, effettuare sabotaggi e incursioni contro le forze naziste e facilitare il controllo dei movimenti politici clandestini». Sebbene i documenti non lo dicano espressamente, appare chiaro che il governo Badoglio e l’intelligence statunitense concepirono questa operazione per sbarrare la strada alle brigate comuniste e ai movimenti filo-Tito nel Nord-Est.
IL COMITATO SEGRETO - In un telegramma cifrato del 27 maggio del ’44, «Da Olivetti ad Adriana», firmato «Sandro», Von Hartungen annuncia la formazione del Comitato centrale: «Il colonnello di fanteria A. Ribaudi, di Milano, soprannome Foglino, condannato a morte in absentia dal tribunale fascista, è il comandante militare del Caiaa. Il colonnello Calcagnini, alias Borso primo, altro ricercato, è il direttore degli affari civili. Nino Soleri, in passato arrestato e torturato a Genova dai nazisti, dirige il movimento operaio. L’industriale Gino Raimondi, di Como, è lo sponsor, ha versato 300 mila lire. L’austriaco naturalizzato italiano Nicola Gein è il direttore amministrativo». Il capitano sottolinea che i cinque sono stati eletti dai membri del Caiaa delle zone del Nord Italia, e ne elenca le «simpatie politiche» (non appartenenze ai Partiti, che erano vietate): «Ribaudi e Raimondi sono democratici liberali, Calcagnini è monarchico, Soleri è comunista e Grein è apolitico». Von Hartungen si definisce «rappresentante del regio governo e degli interessi americani». Non nasconde che in tale incarico incontra spesso l’ostruzionismo comunista: la più grande umiliazione - scrive - gli è venuta da «Ciro», il comandante Moscatelli dei partigiani della Val d’Ossola, che rifiutò di incontrarlo.
LA RETE - La mappa del Caiaa è dettagliata. La zona di Primiero e Feltre è affidata al «vice» di von Hartungen, Angelo Santin, sbarcato con lui nottetempo da Brindisi il 29 gennaio del ’44. Quella di Trento all’avvocato Zippel, «un nazionalista italiano». La zona di Bolzano è presieduta dal colonnello Renzo Angeleri, a cui le Ss stanno dando vanamente la caccia. Milano è competenza dei cinque membri del Comitato centrale. A Novara c’è il colonnello Biolchini, che opera anche a Vercelli e Alessandria. Ad Arona, il Caiaa è rappresentato da un prete, Don Berrini, che, protetto dall’abito talare, fa da corriere per tutti. Genova è sotto il comando dell’avvocato Manni, un amico di Soleri, (probabilmente uno pseudonimo, osserva il capitano). Parma e Piacenza rientrano nella sfera di Raimondi, ostacolato però dal generale Mario Roveda, «che sembra essere un estremista comunista». A Bologna c’è il colonnello Tommaso Bentivoglio, «a cui tutti i partiti della città hanno delegato il comando delle operazioni militari».
VON HARTUNGEN - Il suo diario è un grande racconto di spionaggio. L’esordio del capitano avviene a Trento, dove Zippel gli fornisce documenti falsi e gli trova lavoro all’Ina, cosa che gli consente una relativa libertà di movimenti. In tre mesi, la spia dell’Oss crea le sue cellule, e si trasferisce a Milano, fuggendo miracolosamente alla caccia delle Ss. Nel capoluogo lombardo si reca da un certo Fabris, assessore agli studi, fascista, suo ex commilitone, e lo convince della propria fedeltà al Duce. Con la sua garanzia, ottiene un incarico per conto della prefettura a Magenta, e in quella veste si fa aprire tutte le porte, ispezionando anche impianti militari. A luglio, anche la rete del Caiaa in Lombardia è pronta. Per un mese, Von Hartungen fa la spola con il Veneto tracciando le mappe delle difese fasciste e naziste, raccogliendo dati sui vari corpi di polizia, segnando i nomi dei funzionari di Salò. Il 26 agosto del ’44, sempre con le Ss alle calcagna, raggiunge Bologna. Rimarrà in Emilia: sospettando di lui i partigiani gli negano un appoggio, finché non interviene colonnello Bentivoglio.
L’ALLARME COMUNISTA - Al rientro il capitano consegna a Max Corvo, il suo referente nell’Oss, un tesoro di appunti e disegni sulle fortificazioni nemiche, sulle formazioni paramilitari e i loro comandanti. Ma significativamente, l’attenzione di Corvo si concentra sulla sua relazione sulla Resistenza. Il 4 ottobre, Corvo inoltra a Washington un dispaccio in cui ammonisce che «il Partito comunista domina i partigiani, ed è nelle mani di agenti stranieri provenienti dalla Jugoslavia e ben finanziati». Cita un episodio riferitogli da von Hartungen: gli uomini del comandante Lupo salutano a pugno chiuso, come se avessero già preso il potere. Il 19 successivo, Corvo riceve una lettera dal colonnello Ribaudi: chiede fondi perché vorrebbe «rimanere autonomo dalla competizione tra i Partiti, e dipendere direttamente dagli alleati». Il 21, il superiore di Corvo, Alessandro Cagiati, solleva il problema di come disarmare i partigiani, «non appena smettano di essere operativi». «Trattarli con i guanti, per due settimane se necessario - spiega - può servire a conquistarne la fiducia. Non si può trattarli peggio dei prigionieri di guerra». In caso contrario, conclude Cagiati, «il problema dei partigiani, con dei leader forti e disperati, rozzamente indottrinati, può diventare grave e pericoloso». L’Oss ha capito di non potere contare sul Caiaa, e di dovere fare i conti con il Cln. Invece von Hartungen, che adesso nei rapporti si firma «Cristoforo de Hartungen», crede ancora nel progetto. Programmando la seconda missione dietro le linee nemiche, s’impegna «a completare l’organizzazione del Caiaa quale elemento controllore dei movimenti militari e politici clandestini operanti sul posto, onde costituire la base per un futuro corpo di sicurezza nazionale alle dipendenze della Commissione alleata». Ma per l’Oss, l’«Operazione Norma» ha ormai una valenza solo militare, non politica.
PAGARE IL CLN - Da settembre gli americani, dalla Svizzera, finanziano segretamente il Cln. Lo avevano già aiutato in precedenza, ma molto meno degli inglesi. «L’agente 110 - recita un dispaccio americano del 4 settembre - ha versato 300 mila franchi al Cln di Milano (equivalenti a 30 milioni di lire) e 50 mila al Cln di Torino (equivalenti a 5 milioni di lire)». L’ordine per i pagamenti è partito da Allen Dulles, il capo dell’Oss in Europa: gli Usa non possono lasciarsi scavalcare dall’Inghilterra. Il 24 settembre del ’44, l’America compie il sorpasso nei finanziamenti. Un telegramma con questa data consiglia di aumentare ancora i fondi per i partigiani «perché ciò rafforzerebbe la possibilità di mantenere l’ordine dopo la partenza dei tedeschi»; e di aprire un dialogo affinché il comando militare del Cln passi davvero nelle mani del generale Cadorna, «sotto la direzione alleata». Da 15 giorni, rileva il telegramma, «Cadorna si comporta da comandante supremo, ma non mira a una dittatura militare, è conscio della necessità di consultarsi con i leader dei cinque Partiti del Cln». Il 29 novembre seguente, quando una delegazione del Cln italiano si reca a Roma per trattare con il governo Bonomi, l’Oss annuncia che gli alleati gli daranno 100 milioni di lire al mese, in maggioranza provenienti dall’America. La divisione dei fondi segue criteri politici: il Piemonte, dove i comunisti non sono così potenti, ne riceverà il 37,5 per cento; ma la Lombardia e l’Emilia, più «rosse», riceveranno appena il 16 per cento ciascuna.
L’ACCORDO - Dicembre è il mese in cui il Cln, rappresentato da Ferruccio Parri e da Luigi Longo, il primo per il Partito d’azione il secondo per il Partito comunista, conclude il suo storico accordo con gli alleati e il governo Bonomi. Il Cln riconosce l’autorità militare anglo-americana e il governo di Roma, di cui diventa rappresentante nell’Italia del Nord. L’Oss tira un respiro di sollievo: aveva temuto che il Cln volesse formare un governo separato a Nord, destinato a passare nell’orbita sovietica. A quel punto l’attività di spionaggio nell’Italia del Nord non è più mirata a contrastare i tedeschi, che stanno già trattando la resa, ma a controllare i comunisti. De Hartungen vede ritardata la missione «Norma» fino al 5 aprile del ’45. Il giorno della liberazione, si metterà al servizio del Cln, e contribuirà a sventare il piano francese «Michelle» del capitano Clairval per la consegna dell’Alto Adige all’Austria. Il 15 maggio presenterà il suo rapporto all’Oss. Per merito di guerra, da ufficiale di complemento passerà in servizio effettivo permanente con il grado di maggiore.
(Fine. Le precedenti puntate sono state pubblicate il 5, il 13 e il 19 agosto)
Fonte: Corriere.it
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