Author:
Dott. (?) Quirici
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Date Posted: 05:47:26 08/27/01 Mon
Sequestro Moro, muore Maccari il «quarto uomo»
Lunedì 27 Agosto 2001
Pensate che oggi si conosca la vera storia
del rapimento Moro?
Io penso di no.......
.e intanto finisce ancora in una bara la possibilità di apprendere tutta la verità su un caso ancora aperto......
L’ex Br Morucci: l’ha ucciso il carcere, dopo vent’anni è accanimento
Vincenzo Tessandori
ROMA Quanti segreti conosceva il «quarto uomo»? Sapeva tutto o soltanto uno spicchio di verità su quel mistero italiano chiamato «l’affaire Moro»? Con quel nome da pittore, quel modo di fare un po’ introverso, riservato, pudico, quasi timido, da comparsa piuttosto che da protagonista, Germano Maccari, il compagno Gulliver, pareva uno fuori posto nella nebulosa del terrorismo, nato e cresciuto a Centocelle. Eppure, nelle Brigate rosse lo consideravano uno di prima scelta. Era stato lui a trovare la cassa nella quale le bierre avevano cacciato il presidente della Democrazia cristiana, quello che aveva fatto da carceriere, in via Montalcini a Roma, che aveva provveduto a cambiare l’aria nella cella, che insieme ad altri aveva interrogato Moro, ne aveva raccolto gli umori, le parole, le ultime volontà. Quello che gli aveva sparato. Ora lui era a Rebibbia per saldare, come si dice, il suo debito con la società, che assommava a 23 anni, sentenza definitiva dopo aver subìto la prima condanna a 30. È morto l’altra notte, d’infarto. Pare.
Per 15 anni le tessere di quell’imbroglio maledetto che si rivelò il sequestro e l’assassinio di Moro, vennero pazientemente riordinate, ma per tutto quel tempo il nome di Maccari non era emerso, anche se sulla linea dell’orizzonte s’intuiva il profilo di qualcuno: di colui che aveva provveduto anche all’aspetto logistico dell’operazione, quello che aveva fatto mettere le inferriate alle finestra del «carcere del popolo», quello che qualcuno ricordava superficialmente come lo scialbo «ingegner Altobelli», titolare dell’appartamento nel quale, fino al giorno dell’esecuzione, avevano tenuto Moro. Si alternavano in quattro, in quella casa medio-borghese: Maria Laura Braghetti, Mario Moretti, Prospero Gallinari e quel fantasma, Germano, a cui toccava di dormire su «un divano», ricorda la brigatista ne «Il prigioniero», che un tempo era stata anche la sua fidanzata ma che aveva avuto la ventura, in quella casa, di dividere il letto con Moretti, chiamato «il capo», chissà se a ragione o a torto.
Maccari era uno zelante, disponibile, ma non era apparso granché entusiasta dell’idea del rapimento e i compagni, ricorda Braghetti, «ci avevano messo un bel po’ a convincerlo. Per tutta la durata del sequestro si tenne più defilato possibile e subito dopo uscì dalle Brigate rosse e non ne volle più sapere». D’accordo, come ha detto qualcuno, «la coerenza è la maledizione delle menti meschine», ma cambiare idea non basta per gettarsi alle spalle il passato. Al primo processo Moro ne seguì un secondo, eppoi ancora altri e al termine di ognuno il frutto era uno spicchio di verità, con i nomi dei protagonisti e delle comparse allineati e trascritti in tanti ordini di cattura. Tutti o quasi, poco alla volta, ma l’«ingnegner Altobelli» rimaneva sempre il signor nessuno. Fino al tardo pomeriggio del 22 ottobre 1993, quando una del gruppo, Adriana Faranda, la compagna Alexandra, rivelò il vero nome di quell’ingegnere col nome da calciatore. Era un venerdì. «Si chiama Germano Maccari». Anche lui era già finito in carcere, quando gli dissero che una brigatista lo accusava del sequestro e dell’omicidio di Moro, rispose secco: «Non ho nulla a che vedere con questa storia e non ho altro da aggiungere». Passarono quasi tre anni, poi, il 19 giugno ‘96, durante il processo «Moro Quinquies», decise che era arrivato il tempo di parlare. «È vero, c’ero anche io quel giorno in via Fani». La confessione non ebbe toni epici: lui raccontò a voce bassa, come se fosse stanco di tenersi dentro quel segreto. Se gli era venuto il dubbio che qualcuno avesse manovrato l’organizzazione, non lo fece capire. Sì, ammise, lui c’era quando fu stabilito di «eliminare l’ostaggio»: non era d’accordo, ma le Brigate rosse non erano un’organizzazione nella quale le decisioni venissero prese a maggioranza. C’era anche nel momento in cui una raffica di mitraglietta uccise Moro. E c’era in via Caetani, dove le bierre abbandonarono il corpo. Al racconto, alla confessione, seguì il primo verdetto: 30 anni, ridotti dall’Assise di Appello dell’Aquila a 26 eppoi, il 14 novembre 2000, dalla Cassazione che aveva individuato un difetto nella sentenza d’Assise, a 23
Fonte:http://www.lastampa.it/_EDICOLA/nazionale/interni/BRIGATISTA.htm
Morto a Rebibbia Maccari
carceriere di Aldo Moro
Infarto alla vigilia del permesso premio. Era il "quarto uomo"
il personaggio
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ROMA - Germano Maccari, 48 anni, il "quarto uomo" del sequestro Moro, è morto nella sua cella del carcere di Rebibbia. Sabato mattina aveva incontrato i familiari, aveva parlato con loro di un imminente permessopremio. Stava bene. Ieri, tra le nove e le dieci, i compagni di cella hanno notato che tardava a svegliarsi e che russava in un modo strano. Rantolava. Poco dopo è morto. Il referto medico parla di infarto, ma bisognerà attendere l'autopsia per avere una parola definitiva. Intanto il pm di turno, Caterina Caputo, ha deciso di svolgere accertamenti in carcere. Saranno sentiti alcuni detenuti e agenti di custodia. Verifiche inevitabili davanti alla morte improvvisa d'un personaggio come Germano Maccari, uno dei depositari dei segreti del caso Moro.
Condannato definitivamente a ventitrè anni di reclusione, Maccari era l'unico - tra gli ex membri delle Brigate rosse accusati di aver partecipato al sequestro e all'omicidio del leader democristiano - a trovarsi ancora in cella. Ma solo perché era stato anche l'ultimo a essere arrestato: nell'ottobre del 1993, cioè quindici anni dopo il fatto.
Fino a quel momento l'identità dell' "ingegner Altobelli" - l'uomo che assieme a Mario Moretti, Laura Braghetti e Prospero Gallinari aveva tenuto in ostaggio Aldo Moro nel covo romano di via Montalcini - era stata un mistero. La presenza di questo "quarto uomo" risultava da documenti e testimonianze, ma in modo confuso, incerto. Al punto che si era giunti a dubitare della sua esistenza.
Prima Mario Moretti, in modo allusivo, poi l'ex brigatista Adriana Faranda, in modo esplicito, rivelarono che il "quarto uomo" era esistito. Si trattava di uno dei tanti ex ragazzi che negli anni 70 avevano frequentato Potere operaio prima di approdare nelle Br. Uno che, finiti gli anni del terrorismo, era rientrato nei ranghi d'una quotidianità mediocre: qualche lavoro precario, qualche viaggio, molte serate passate al bar davanti a casa, in via Anagni, nel quartiere Prenestino.
Arrestato per sequestro e omicidio, Maccari in un primo tempo respinse ogni accusa. Ma improvvisamente, il 19 giugno del 1996, durante una udienza del quinto processo Moro, chiese di parlare e disse. "Sono io l'ingegner Altobelli". Da quel momento in poi ammise le sue responsabilità, ma adeguandosi in pieno al racconto di Mario Moretti. In definitiva, non aggiunse nulla a quanto si sapeva, nè rivelò alcunchè di utile a chiarire i molti misteri del caso Moro. "Eppure - dice Sergio Flamigni, ex parlamentare comunista e autore di molti libri sulla tragedia del leader democristiano - restava tra i brigatisti quello che più probabilmente un giorno avrebbe potuto dire tutta la verità. Era il meno ideologizzato, il più vulnerabile. Ho l'impressione che in molti, dopo la sua morte, tireranno un sospiro di sollievo".
Padre di una bambina di tre anni, in carcere scriveva racconti e sceneggiature. Di politica non ha mai parlato, se non per sollecitare un provvedimento generale di clemenza e per condannare i nuovi terroristi. "Oggi - disse il 21 gennaio dell'anno scorso alla commissione stragi - ci sono ancora dei giovani imbecilli che stanno pensando alla lotta armata. Perché non pensare all'indulto? Quale giovane potrebbe essere affascinato dalle tesi di chi vuole combattere lo Stato, se è uno Stato che si mostra clemente con i vinti?".
(g.m.b.)
Fonte: http://www.repubblica.it/quotidiano/repubblica/20010827/interni/04maccary.html
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